Maremma Mare. Gli itinerari vicino alla nostra struttura. Stampa

Vulci

1) Vulci (distanza 15 Km): E' un'antica città etrusca che si trova nel territorio dell'odierna Montalto di Castro, in Provincia di Viterbo nella maremma laziale, in direzione di Canino.
Nonostante sia relativamente lontana dal mare, si trova infatti su di una piattaforma calcarea lungo la riva destra del Fiora, fu una delle più grandi città-stato dell'Etruria con un forte sviluppo marinaro e commerciale con Grecia e Oriente, come testimoniano i sontuosi corredi funebri ritrovati nelle necropoli adiacenti ed oggi purtroppo sparsi nei musei di tutto il mondo.
Le necropoli che circondano la città nelle località di Cavalupo, Ponte Rotto, Polledrara, Osteria, Campo di Maggio e Camposcala, si trovano migliaia di tombe, dalle forme e tipologia diverse: fosse, tumuli, tombe a cassone, tombe a camera e tombe a corridoio.
Tra le più note,il grandioso tumulo della Cuccumella (alto 18 m e con 75 m di diametro),la Cuccumelletta e la Rotonda, non molto distante è la tomba François, quelle dei Tori, delle Iscrizioni e dei Due Ingressi.
All'Osteria sono presenti diverse tombe a camera caratterizzate dal soffitto scolpito, come era in uso nelle abitazioni etrusche. Tra i monumenti più suggestivi, il maestoso ponte detto "del Diavolo" (III secolo AC) che domina dall'alto dei suoi 30 m di altezza il fiume Fiora, nei pressi del castello medievale della Badia (XIII secolo). Il Museo archeologico si trova nei locali del Castello dell'Abbadia, vi si può ammirare tra l'altro il ricchissimo corredo della tomba della Panatenaica ed inoltre ceramica etrusca e greca, bronzi, sarcofagi, ex voto ed elementi architettonici che un tempo ornavano templi e tombe.

Montalto di Castro (VT)

2) Montalto di Castro (distanza 5 Km): Piccole piazze, vicoli sovrastati da archi, mura di cinta, lo stesso assetto urbanistico del centro storico evidenziano con particolare suggestione l’origine medioevale.
L'abitato è dominato dal Castello Guglielmi, il cui nucleo più antico è costituito dall'imponente torre quadrangolare. Costruito probabilmente nel XV secolo dagli Orsini, come ricordato dalla lapide posta sulla torre, il castello subì in seguito numerose ristrutturazioni.
Alla fine del XVIII secolo venne rialzato di un piano e nel secolo scorso vennero aggiunte la loggia e la merlatura attuale.
Percorrendo via Vulci si giunge a una porta ricavata nel tratto settentrionale delle mura; da qui si accede alla piazza Felice Guglielmi, su cui prospetta la facciata neoclassica di Santa Croce. L'interno è a navata unica e al di sopra dell'altare, custodito entro una teca in vetro, si conserva un pregevole dipinto, raffigurante "La Madonna della Vittoria".
Percorrendo via Soldatelli si giunge davanti alla bella facciata settecentesca della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta. L’edificio mostra sopra il portale di travertino lo stemma di Papa Pio VI Braschi che ne promosse il completo rifacimento nel 1783.
L’interno, a unica navata, è decorato con interessanti dipinti della fine del XVIII secolo. In una teca, sulla destra, sono conservate le reliquie di Quirino e Candido, santi patroni di Montalto.
In piazza Giacomo Matteotti si trova il Palazzo del Comune.
La struttura, sorta in origine come convento francescano, venne successivamente trasformata in fortezza dai Farnese e inglobata nella cinta muraria.
Fuori del centro storico, in prossimità della via Aurelia, si incontrano le settecentesche fontane delle Tre Cannelle e del Mascherone, entrambe con lunghe epigrafi sormontate dallo stemma del Comune.
Lungo la strada per Marina di Montalto si può notare, sulla sinistra, la chiesa di San Sisto, costruita dai frati Agostiniani forse nel XIII secolo, e in seguito trasformata prima in lazzaretto e quindi in ospedale.
Percorrendo l'Aurelia, dopo aver superato la frazione di Pescia Romana, si arriva al Palazzo del Chiarone, l'ex dogana pontificia.
Munito di circa 90 stanze, con tanto di appartamento papale, stalle e prigione, risulta oggi, purtroppo, completamente abbandonato.
Nei dintorni del centro abitato è possibile ammirare i settecenteschi Archi di Pontecchio.
Infine, nei pressi del Castello della Badia (Vulci) è conservato il Casale dell'Osteria, pregevole esempio di architettura colonica risalente al tempo della riforma fondiaria.

Oasi di Vulci (VT)

Oasi WWF Vulci (distanza 15 Km): Nel tipico paesaggio maremmano a cavallo tra Toscana e Lazio l'area di Vulci offre un insieme unico e straordinariamente compenetrato di motivi d'interesse naturalistici e archeologici, oggi proposti all'attenzione del visitatore nell'ambito di due importanti istituzioni l'Oasi WWF sul Fiume Fiora e il Parco Naturalistico Archeologico diVulci a breve distanza l'una dall'altro. La collaborazione tra Enel e WWF ha reso possibile la realizzazione di un'area protetta ricca di ecosistemi importanti sia per la ricerca scientifica sia per l'educazione naturalistica.
L'Oasi di Vulci, nata nel 1982 al confine fra Toscana e Lazio, copre una superficie di 500 ettari nei comuni di Canino e Montalto di Castro (VT), e di Manciano (GR). 
Si sviluppa lungo il basso corso del Fiora, un fiume dalle acque limpidissime tra i meglio conservati dell'Italia centrale, che scorre in una gola coperta di vegetazione mediterranea.
Lo sbarramento del fiume, prodotto da una diga Enel, ha creato un bacino artificiale, consentendo la formazione di una zona umida che ospita un bosco ripariale circondato da campi coltivati e incolti, frequentati da uccelli stanziali e di passo.
La macchia è costituita prevalentemente da leccio, alloro, mirto, filliree, lentisco, mentre il bosco ripariale comprende ontano nero, salice bianco, pioppo bianco e un ricco sottobosco igrofilo.
Il fiume, che ospita un piccolo ma importantissimo nucleo di lontre, è frequentato da airone cenerino, garzetta nitticora fischione, germano reale, mestolone, alzavola, cormorano.
Nelle fasce spondali si possono incontrare il beccaccino e il cavaliere d'Italia mentre sul fiume è presente il merlo acquaiolo.
La visita all'oasi si svolge lungo un sentiero, con una parte del percorso, provvista di 5 osservatori, che costeggia il Fiume Fiora. Proseguendo si incontra lo stagno didattico.
Usciti dalla zona umida inizia la macchia mediterranea; accanto a questa è situato un uliveto didattico (240 piante provenienti da diversi paesi del Mediterraneo) curato con pratiche biologiche.

Tarquinia (VT)
 
Tarquinia (distanza circa 13 Km ): La città di Tarquinia (Tarquinii in latino e Tarch(u)na in etrusco, derivante da quello del mitico Tarconte) fu uno dei più antichi insediamenti e tra i più importanti della dodecapoli etrusca.
In rapporto con Roma fin da epoca molto antica, diede a questa città la dinastia dei re Tarquini (Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo che svolse un ruolo di primo piano nelle più antiche vicende della città latina.
Tarquinia entrò più volte in guerra con Roma e da questa fu infine sottomessa all'inizio del III secolo a.C. (forse nel 281).
Da quel momento "Tarquinii" fece parte dei territori romani nella regio VII Etruria.
Nel V secolo passò sotto il regno romano-gotico di Teodorico. Nella prima metà del VI secolo subì le durezze della guerra greco-gotica e nella seconda metà del secolo entrò a far parte del longobardo ducato di Tuscia.
Nella seconda metà dell'VIII secolo la Tuscia fu prima acquisita ai domini carolingi e poi donata al pontefice come parte del neo-costituito Stato della Chiesa.
Probabilmente già a partire dal VI secolo si ebbe l'iniziale graduale spopolamento dell'abitato etrusco-romano, che andò accentuandosi in età medievale, per poi completarsi nel tardo medioevo, quando la città antica si era ridotta a poco più di un castello fortificato.
Tra la fine del X e gli inizi dell'XI secolo su un colle contiguo alla città antica si sviluppò il centro medioevale di Corneto, su un sito con tracce archeologiche di un insediamento villanoviano, di una necropoli proseguita anche in epoca etrusca, e di fortificazioni etrusco-romane. Corneto nel 1144 divenne libero comune italiano stipulando patti commerciali con Genova (nel 1165) e con Pisa (nel 1177).
Nel XIII secolo resistette validamente all'assedio dell'imperatore Federico II. Si oppose anche alle mire della Chiesa, la città fu infine ridotta all'obbedienza dal cardinale Egidio Albornoz (1355) e da quel momento, anche se con brevi interruzioni, rimase stabilmente allo Stato Pontificio condividendone le vicende.
La sua diocesi risale al V secolo e nel 1854 fu unita a quella di Civitavecchia. Nel periodo precedente la seconda guerra mondiale divenne sede della scuola di paracadutismo.
L'antico centro etrusco e romano sorgeva sull'altura detta "La Civita", alle spalle del "colle dei Monterozzi" dove sorge l'abitato odierno e dove si trova la necropoli antica (necropoli dei Monterozzi). 
Città etrusca  Le testimonianze più antiche di abitato sul colle de "La Civita" risalgono a un grande centro proto-urbano del periodo villanoviano (IX-VIII secolo a.C.) che grazie alle ricerche topografiche si è potuto calcolare attorno ai 150 ettari di estensione; non sono numerosi i resti dell'abitato, di cui sono visibili in particolare gli imponenti avanzi di un tempio, oggi detto Ara della Regina (44 × 25 m), datato intorno al IV - III secolo a.C.; l'edificio, con unica cella e colonnato, era costruito in tufo con sovrastrutture in legno e decorazioni fittili.
È identificabile il tracciato della cinta urbana, adattato all'altura per un percorso di 8 km circa (IV - IV secolo a.C.). 
Un elemento di eccezionale interesse archeologico è costituito dalle vaste necropoli, in particolare la necropoli dei Monterozzi, che racchiudono un gran numero di tombe a tumulo e scavate nella roccia, nelle quali appare conservata una straordinaria serie di dipinti, che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico a noi giunto di arte etrusca e al tempo stesso il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell'età imperiale romana.
Le camere funerarie, modellate sugli interni delle abitazioni, presentano le pareti decorate a fresco su un leggero strato di intonaco, con scene di carattere magico-religioso raffiguranti banchetti funebri, danzatori, suonatori di aulós, Giocoleria, paesaggi, in cui è impresso un movimento animato e armonioso, ritratto con colori intensi e vivaci. Dopo il V secolo a.C. figure di demoni e divinità si affiancano agli episodi di commiato, nell'accentuarsi del mostruoso e del patetico.
Tra i sepolcri più interessanti si annoverano le tombe che vengono denominate del Guerriero, della Caccia e della Pesca, delle Leonesse, degli Auguri, dei Giocolieri, dei Leopardi, dei Festoni, del Barone, dell'Orco e degli Scudi.
Parte dei dipinti, staccati da alcune tombe allo scopo di preservarli (tomba delle Bighe, del Triclinio, del Letto Funebre e della Nave), sono custoditi nel Museo nazionale Tarquiniese; altri sono visibili direttamente sulla parete su cui furono realizzati, restituendoci la conoscenza della scomparsa pittura greca, cui sono legati da vincoli di affinità e dipendenza.
Di minor livello artistico appare la scultura in pietra, presente in rilievi su lastre o nella figura del defunto giacente sul sarcofago; notevole tra gli altri il sarcofago calcareo della tomba dei Partunu, opera di pregevole fattura, databile a età ellenistica; tra le decorazioni fittili, un frammento ad alto rilievo, proveniente dal frontone dell'Ara della Regina, è conservato nel Museo nazionale tarquiniese, ove è raccolta tra l'altro un'importante serie di reperti ceramici, bronzi laminati, rilievi e terrecotte provenienti dalla zona, databili dal periodo geometrico al tardo-etrusco. 
Città medioevale. 
La città attuale conserva, soprattutto nei quartieri settentrionali, uno spiccato carattere medievale, accentuato dalle numerose torri dalle mura e da parecchie chiese.
Fra queste la più grandiosa e importante è Santa Maria di Castello (1121-1208) in cui si notano influssi lombardi e cosmateschi.
In altre chiese, come quella di San Giacomo, o quella della Santissima Annunziata, si notano influssi arabi e bizantini.
Compongono il più caratteristico scenario medievale della città i resti del palazzo dei Priori, alcune torri e la chiesa di San Pancrazio: qui, come nelle chiese dedicate a San Francesco e a San Giovanni, le forme gotiche si innestano su quelle romaniche.
Il grandioso palazzo Vitelleschi, iniziato nel 1436 e completato in eleganti forme rinascimentali verso il 1480-1490, è sede del Museo nazionale tarquiniese.
Al Rinascimento appartengono anche gli affreschi di Antonio del Massaro da Viterbo (detto "il Pastura") nel coro del duomo e quelli di autore ignoto nel palazzo Vitelleschi.
Tra i vari edifici barocchi è notevole la chiesa del Suffragio.
Nel territorio sono presenti le antiche "Saline", oggi riserva naturale di popolamento animale delle Saline di Tarquinia.